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la madreluna

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Valoroso corpo di pioggia, forza scavata

nel magma delle vene

mare, madre o mostro, ti chiamano

grembo che mi portasti fino al fuoco, fino a quando

la mia palpebra si incendia in un frastuono

sciamanico, nella vena nella

giga delle Simplagadi

.

dico del moto umano, dico

che i percorsi sono figli dell’aria

che i morsi lievi e i fiati bruni

memorie arcuate come lame

come Lamie che strisciano nei fossi

della notte

nella veglia delle mani di Calliope

.

getto la faretra sul tuo altare e mi spoglio

di tutti i discorsi che non feci al tuono

al nugolo di storni migrando sulle amene

battaglie dei platani

.

è il rosso che permea la dalia, l’umore

che ti reco, alata

quella fronte che spezzò il firmamento

riede in pioggia sulle mani

.

canto, gramo è il collo fatto d’elitre

di paglia di salsedine, siedimi accanto

spariamo sull’eclisse degli angeli

.

sentinelle nella brina, vagano

scalciando i diletti raggi del sud

fino al poro della pelle che ci dà compimento

fino alla muta dei pollini che ci impregna come vento.

..

.

I

.

Hai vita, hai polso, hai un suono

Che rilassa i cardini del corpo

Hai sonno, abbagli mentre stai

Col collo contro il buio, stai

Nel fiato infinito nel baratro reciso

Nel firmamento fragile

Col viso muto verso la dorsale delle stelle

II

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Per sempre mio e per sempre separato

Dai miei occhi, amato

Nomade delle mani, dei porti

Senza brezza, un fondo fiato di fuoco

Mi chiami e spingi la mia schiena nel vuoto

La madre è mare, è morte ed io

una palpebra furente.

.

.

Genesi 1.1-5 [ Traduzioni Mie]

In Principio Elohim* creò il cielo e la terra.

E la terra era il Vuoto e il Caos e la Tenebra aleggiava sulla superfice dell’abisso* e lo spirito di Elohim sorvolava la volta delle acque

E Helohim disse: “Sia la luce” e la luce fu.

E vide Elohim che la luce era un bene e separò la luce della tenebra.

E Elohim chiamò la luce Giorno e la tenebra Notte***

* Helohim è un plurale in Ebraico: significa Dei. E’ un chiaro segno che il monoteismo è stato creato da un substrato di politeismo preesistente.

** La parola abisso in Ebraico è Tehom, derivato dall’accadico Tamtum, una antica divinità, la madre dei viventi cioè Tiamat la dea serpentiforme delle acque. La locuzione “sulla superfice dell’abisso” si può tradurre anche, traslatamente, “sul volto di Tiamat” perchè la parola panim in ebraico si può tradurre come volto e come superfice. Sono altra tracce di un preesistente politeismo alle radici del monoteismo ebraico.

***Stesso dicasi per Lailah: la notte. E’ il nome per quella tenebra originaria che preesisteva alla creazione, il male assoluto. Proprio per questa ascendenza lontana la notte verrà sempre vista con inquietudine, come un momento di pericolo. Lailah è inoltre una delle possibili radici per il nome di Lilith “la notturna”, che era quel sogno tormentoso di una donna sconosciuta che fiaccava le noti degli uomini. E’ una divinità di origine babilonese: spirito delle tempeste il suo nome deriva dal sumero Lil=vento, che ha una ascendenza nobile in quanto era compreso nel nome della divinità principale del pantheon sumero, En-Lil. Lilitu seduceva gli uomini nel sonno, mentre Ardat-Lili ( la serva di Lilù) li tentava di giorno. Vi era anche una varietà maschile di questi spiriti. Lilith appare anche nei famosi poemi dedicati alla giovane Inanna, dea dell’amore e della guerra, sottoforma di essere che infesta l’albero di cui la giovinetta si prendeva cura.

E’ proprio contro di lei che fu forgiato l’amuleto di Arslan Tash e molti altri.

Inscribed on the Sphynx/Cherub

    O, Demoness-that-flies in a dark chamber,
    Get on your way at once, O Lili!

[Per saperne di più su Lilith http://ccat.sas.upenn.edu/~humm/Topics/Lilith/]